E’ in questi ultimi anni che l’approccio del counseling sta conoscendo una diffusione sempre più vasta, in primo luogo nei paesi anglosassoni ma lentamente anche in Italia. Provando a darne una definizione in termini piuttosto generali potremmo dire che il counseling è una relazione di aiuto specifica, offerta da un operatore del settore a persone che attraversano momenti di difficoltà che possono essere rappresentati da situazioni di conflitto fino a problematiche personali di varia natura. Sono diversi gli aspetti che caratterizzano la relazione di counseling; in primo luogo è necessario che la natura della problematica al centro della richiesta di aiuto sia strettamente legata al presente,e che pertanto non ci sia una connessione diretta con il vissuto, talvolta traumatico, della persona che si rivolge a questa tipologia di relazione di sostegno. In questa seconda ipotesi infatti lo strumento di intervento elettivo è quello di un percorso di psicoterapia.
Un altro aspetto che lo caratterizza è l’enfasi che viene posta sull’ascolto. Un ascolto attento e interessato è il presupposto di base per facilitare la comunicazione e dunque favorire la comprensione della situazione difficoltosa.
L’accento dunque viene posto sulla qualità della relazione. Instaurare una relazione di qualità, da parte dell’operatore, portando cura ed attenzione alle proprie modalità comunicative diventa importante poiché crea uno spazio di totale assenza di giudizio nel quale la persona può sentirsi facilitata ad esprimersi. Inoltre tale spazio promuove innanzitutto un momento di prezioso ascolto di se stessa, dove sensazioni ed emozioni vengono sentite, riconosciute ed accettate in questo clima accogliente e facilitante. Ed è in questo punto preciso, il momento della connessione con se stessi, che possono emergere nuove prospettive, o nuove risorse che pur essendo sempre appartenute alla persona non erano in precedenza accessibili.
Nel counseling telefonico che svolgiamo presso la nostra associazione assistiamo spesso a richieste di “soluzioni rapide” su problematiche che vengono presentate con un carattere d’urgenza, e che prendono sovente la forma dell’esposizione veloce del problema e del seguente quesito della richiesta di un consiglio. Spesso tali modalità, che possono mettere in difficoltà l’ascoltatore, sono l’espressione del bisogno reale di un contatto con gli altri, di uno scambio che abbia delle radici affettive e nutrienti che la persona non trova nella sua vita di tutti i giorni.
E’ questo allora lo spazio di ascolto che offriamo attraverso uno strumento- quello del telefono – che forse un tempo poteva venire considerato come freddo e distaccato, ma che oggi possiamo probabilmente rivalutare se inserito nel nostro contesto culturale dove esistono sempre meno spazi di aggregazione semplice (la piazza, il bar etc.), e forse anche meno motivazioni per cercarli. Un’epoca inoltre figlia di questa tecnologia che oramai sembra dominarci con le sue realtà virtuali, e i suoi diversi modelli comunicativi dove talvolta per esempio la posta elettronica, le chat e gli sms vengono utilizzati non tanto come strumenti di servizio, bensì come veri e propri strumenti per costruire le relazioni, soprattutto dalle generazioni più giovani.
Ecco allora che la “sola voce”, se appunto contestualizzata in questo modello culturale, non appare più come qualcosa di così distaccato, ma al contrario qualcosa che suscita un certo spessore di contatto umano, al tempo stesso privato e protettivo per chi chiama, ma anche personale e caloroso.
Sono possibili eventuali incontri con gli utenti che ne fanno richiesta.





